30/06/2004

Nostalgia che passa e va (fino a quando durerà)


Corsa








28 giugno 2004

In questi giorni a volte mi capita di sentirmi malinconica.
In realtà mi capita spesso, ché io sono un tipo nostalgico e di malinconia dolce.
Ma in questi giorni è diverso.
Per molto tempo ho cercato di concentrarmi su una cosa importante e produttiva,
mettendo in aspettativa il resto. Ogni pensiero era posticipato rispetto alla laurea.
Ora mi ritrovo un po' cresciuta. Ma non sono sicura che mi piaccia.
Non sono sicura che la mia serenità, e ‘fluidità’’ -come ha detto Vale- esteriore sia reale.
Che il mio senso di crescita e di indirizzamento verso un futuro diverso e impegnativo
sia qualcosa di mio. A volte lo sento in bianco e nero invece che a colori. Sento poca energia.
Mi sento meno allegra e creativa. Mi girano in testa parole che hanno a che fare con serietà.
Mi sento circondata da addii, piccoli o grandi, reali o immaginati. Di occhi velati.

Un po' spenta forse, è quello che sono in questo momento. Stanca. Di canzoni dolci che
carezzano e avvolgono ascoltate una volta dopo l’altra, catartiche.

E mi fa paura che le persone che mi sono vicine interpretino questa mia nuova pacatezza
come un’acquisizione positiva.

E’ estate e non mi sento concentrata verso nessun progetto, non mi sento fremente come
di solito sono. Penso alle vacanze e mi sembra che mi possa andare bene qualsiasi cosa,
di poter estendere la mia strana tranquillità a qualsiasi cammino verso cui mi porti la corrente,
giorno per giorno, mentre solitamente tutte le mie energie sono concentrate verso
un luminosissimo desiderio, un progetto a cui non poter rinunciare per nulla al mondo.
E penso questo. Io sono una persona fedele. A me stessa. A un’idea. A un sentimento.
A una nostalgia. So aspettare. In maniera impaziente, in maniera folle, in maniera attiva.
Ma so perseguire un obiettivo infinitamente. So desiderare qualcosa ardentemente, crederci.
Contro tutto e contro tutti. Aspetto. Non mi accontento.

Voglio quello di cui ho bisogno, nient’altro. Non mi posso accontentare, non riesco.
E ora mi guardo allo specchio e mi guardo indietro e mi guardo avanti. E intorno. E penso.
Mi chiedo dove mi sta portando questo. E’ estate e io sono qui. Senza un centro senza un polo.

Il periodo più fecondo, produttivo, dell’anno e io intanto aspetto.
Vivo, si, faccio vedo cammino vado, ma aspetto.
Il piccolo pricipe faceva un’infinita tenerezza ad Antoine de Saint-Exupéry perché era fedele
ad un fiore, anche mentre dormiva.
Anche io sono così. E non so se potrei amare me stessa se non lo fossi.
Ma il piccolo principe si è fatto mordere da un serpente per tornare nella sua stella,
dalla sua rosa. E poi non si sa cosa gli è successo, ché il libro lì finisce.


“Ma puoi chiamarmi ancora
amore mio”.

di Irene alle 12:45:43 14 Commenti

29/06/2004

Le gradazioni del sole

luce









Mi sento
felice e triste
stanca e viva
vuota e piena
di addii e di nascite
di sere e di albe
nostalgica e nuova
di paura e di colori luminosi
appena accennati
di malinconia e di passi decisi
di fragilità e forza
di fecondità e di deserto.

di Irene alle 16:24:13 2 Commenti

28/06/2004

Ciabattine da spiaggia

Ciabattine








Qualche giorno fa
Alja scriveva di un locale precisino di Roma in cui lei si sentiva allegra nel suo essere indipendente dallo stile preimpostato di quell’ambiente e della gente che lo frequentava.

Io cammino nella piazza della mia città. E’ l’ultimo giorno prima di partire per il mare. Ho fatto quello che dovevo e ora sono libera. E’ estate, ma non troppo, non quella che stanca. Sono le sette di sera e tutto è giallo e tiepido. Sto per incontrarmi con un’amica per uno spritz e lei è in ritardo, ma non importa, ché sto bene e mi sento leggera. Ho una maglietta rossa, dei pantaloni al ginocchio neri un po’ scoloriti e i miei infradito nuovi per la spiaggia, bassi, minimalisti e blu. Sciabatto senza fretta in giro per negozi e librerie della piazza, all’ora dell’aperitivo, apettando un’amica. La gente intorno sta vivendo, si sta rapportando al resto del mondo, nella dimesione della città. Io sono vestita da spiaggia e tant’è, così sto camminando, senza guardare niente troppo seriamente. Mi viene in mente Alja. Penso che è così, io mi sento felice quando sono fuori contesto. Quando sono evidentemente disomogenea dal resto. Quando mi ci sento io. Sorrido mentre cammino con le ciabattine da spiaggia e arriva la mia amica con scarpe laccate a tacco alto, rosa. Minigonna e calze a rete (rosa). Io con la mia maglietta tutta rossa e neanche un filo di trucco. Il pormi a priori “fuori” mi fa sentire libera, viva. Dico a me stessa e agli altri che non ci sono schemi precostituiti. Ho infinite possibilità e sono già evasa da tutto il resto. Faccio sì che gli altri si sentano più appropriati di fronte al presente e io posso essere ventata di freschezza, porta aperta, parole e sguardi nuovi. Un po’ piccola, anche. Ragazzetta, come direbbe Manu.

di Irene alle 22:56:13 14 Commenti

25/06/2004

(Anche) Per Su

yoshimoto








Da quella volta decisi di non spiegarmi più a parole.
La convinzione che se l'avessi fatto nei minimi dettagli sarei riuscita a far capire al mondo anche il tipo di sangue che mi scorreva nelle vene
era l'ultima illusione infantile che ancora irradiavo per tutto l'universo.
In quell'occasione per la prima volta mi comportai da adulta
e mi innamorai della mia anima.
(B. Yoshimoto)

La mia illusione infantile è forse, invece, proprio quella di credere che tutto si capisca anche se.
Anche senza spiegare. Anche senza parole. Che le persone ascoltino i tuoi occhi. Che non c'è niente da spiegare e niente da capire. Ché
è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
E ogni volta che succede mi sembra incredibile. Ché non succede spesso. Ma succede. E io ci credo.

di Irene alle 16:30:30 23 Commenti

24/06/2004

E insomma...

Il fatto è che alle sette stamattina ero sveglia, alle otto sul treno. Arrivata a Bologna Giò e io camminiamo velocemente verso il dipartimento dove lei deve seguire un convegno che è la meta del viaggio. L'aula non si trova. Si trova invece un tipo guercio che parla lentamente e tanto. E' pazzo e ci manda in un dipatimento diverso, che non sarà però quello giusto. Infine, ma proprio infine, troviamo l'aula ma non il professore. Il tizio è a Milano ed è malato. Motivo del viaggio, eliminato. Ma siamo a Bologna e Bologna è una città che, se proprio non ci puoi vivere, almeno una giornata, se ci sei, te la passi più che felicemente. Ci sono tante cose belle a Bologna. Ci sono dei pulcini, fatti più o meno così, che sono la cosa più bella. Secondo me.pulcino
Ci sono dei colori caldi, rossi. Tanti portici e sanpietrini. E ciottoli. Ed è una città viva e allegra. E libera.
Ma oggi faceva veramente caldo. E io mi ero svegliata alle sette. E poi Giò e io siamo andate a mangiare da un mio vecchio amico e lui e un altro ragazzo ci hanno fatto la pastasciutta con salsiccia e funghi. E era caldo e io mi ero sveglata alle sette e lì c'era un divano di quelli che ti distendi e sei a Bologna con degli amici e non è che hai proprio voglia di alzarti e fare chissà quante cose..
Poi c'era da vedere piazza Santo Stefano e da parlare dell'etimologia dei nomi e del perchè fatalità c'era un santo solo per ogni nome e del perchè non se ne potevano inventare anche altri, di nomi. Poi il treno, di corsa.. E..
Così insomma.
Insomma.. alla fine non è che ho avuto proprio tanto tempo per chiamare vecchi amori di 11 anni fa, di lettere imparate a memoria e di camicie verdi di velluto a costine e di foto di panini mangiati sul tetto della macchina.
Faceva caldo e mi sono sveglata alle sette e la pasta con la salsiccia e il divano e il treno..
Ecco.
E vabbé.
E ci tornerò pure a Bologna, no?
Si che ci torno..
di Irene alle 23:50:00 27 Commenti

21/06/2004

Ebbene si..

..La mia stanza ora sembra il negozio di un rigattiere. Confusione, tanta. Sospensione, come nella
iomia testa. Poca energia e voglia di riordinare tutto e riassestare
le stesse cose con mani diverse. Ché diverse non lo sono.
Unico desiderio, quello di guardarmi intorno senza dovermi alzare da
dove vorrei stare per un pò. Mentre invece in questi giorni non ho
fatto altro che uscire e fare mille cose e vedere persone. Quasi
fosse dovuto, a me e agli altri. Mi fa sorridere questo improvviso
status diverso. Come se mi dovessi sentire diferente io. La gente
lo pensa. E' divertente.Ma per una persona con il superio come
è il mio non è facile non tradurre questo ingresso in una nuova
stanza, enorme, da una nuova porta, come un alzati e cammina o, se possibile, corri!
Mi sento un pò violentata da questa nuova situazione di forzato riassestamento se
possibile immediato. Certo che anche vivere tra pile di vestiti, carte, pacchi, calzini, non è facile.
Non per una come me per cui ordine esterno=ordine interiore e viceversa. Nuovi volumi in vecchi
contenitori. Voglia di aria e di spazi differenti, più grandi e più luminosi e più miei.
Ma il giorno della laurea. Il giorno della laurea si.
Il giorno della laurea è come quello del matrimonio. Cose che hai sempre conosciuto dall'esterno.
Sai come deve essere. Un vestito che hai già visto portare. Sai già il colore e la forma. Ma non
puoi credere che tu in quei panni sarai come le persone che hai sempre visto indossarli. Che aderirai
al vestito anche con la mente, che sarà una cosa vera, oltre alla forma, una sfera perfetta. Io sono
quella che odia il capodanno e le risate per le occasioni predeterminate e pre-pensate e pre-preparate.
Pre-, insomma.
E invece. La mattina mi sveglio assonnatissima. Ripeto il discorso due volte e mi dimentico, ancora,
dei pezzi. Senso di irrealtà: io, comunque sia, in qualche modo quel discorso dovrò ripeterlo, davanti a
quelle persone. Succederà, non c'è via di scampo. Inizio a pensare che sia vero, tutto succede senza
che te ne accorgi e a un certo punto parti e non ti fermi fino alla fine. Decido di crederci.
Arrivo al Bò, con la mia famiglia, e sono già tutti lì. Non ci credo, sta succedendo. Tutti mi guardano
come una che sta per fare qualcosa di importante. Io invece ormai non penso più. So solo che voglio vedere
Giovanna e voglio leggere rassicurazione, casa, una giornata a ripetere il mio discorso insieme, pasta
di mandorle e gomme alla cannella, nei suoi occhi. Amo tutti in quel momento, mi sento amata, ma
non riesco ad esserci. Non c'è tempo, è tutto confuso. E so che le persone lo sanno,
ed è bello e
mi fa sentire coccolata. Ci sono due persone. C'è Giovanna ed è uno specchio, e c'è la
persona che conosco da meno
tempo rispetto a tutti gli altri che è l'unica con cui posso parlare, ché ha degli occhi grandi e sicuri
e un pò stupiti, come me. E' fuori da tutto questo. L'unico che non mi vede con gli occhi di "mi ricordo
quando eri alta così" o degli amici con cui ho vissuto metà della mia vita e che non ci credono di stare
per vedermi con una corona di alloro al collo o spalmata di nutella e panna. Ogni persona che continua
ad arrivare è incredibile, è un pezzettino di me che arriva per completare un collage di tutto quello che
è stato importante fino a quel momento nella mia vita. E' un regalo grande. Anche a me sta capitando
tutto questo, in maniera tonda e luminosa e completa e piena di cose come sembrava da fuori.
Arrivano anche
Kimota e Brekane e sembrano perfettamente coerenti con tutto il resto del contesto.
Persone familiari e dai colori allegri. Ogni cinque minuti vengo assalita dal terrore di non accorgermi
di quand'è il mo turno, ma non sono l'unica. Credo che il ragazzo che doveva entrare in aula
dopo di me mi abbia chiesto cinque volte chi c'era dentro e se ero proprio io quella prima di lui.
Inizia a girarmi un pò la testa ed essendo io un indviduo a tratti estremamente psicosomatico e
ipocondriaco inizio a preoccuparmi. Ora entro e svengo. Ora entro e mi inciampo sui tacchi alti
ottanta centimetri come è successo mille volte nella strada per venire qui, e poi svengo. Continuo
a bere perchè la mia bocca è il deserto del Sahara e devo andare in bagno ma tocca a me. Entro.
Ok è tutto vero e adesso inizio a parlare. L'istinto di sopravvivenza dell'uomo non finisce mai di stupire.
Dico la prima frase e un pò mi incasino e penso -ecco adesso non vado più avanti- e invece no.
Continuo a parlare e poi succede. Quella caricatura da personaggio cattivo da cartoni di Walt
Disney del presidente di commissione mi interrompe e mi fa una raffica di domande sul questionario
che uso. Rispondo. Ricomincio a parlare e mi ri-interrompe. Rispondo. Non capisce delle cose e
continua a farmi domande che girano su loro stesse. Ormai non ho niente da perdere, continuo a
rispondere e parlare. Finalmente il mio torturatore dice che è tutto finito. Mi volto cercando la mamma e faccio per
uscire dall'aula. Tutti mi dicono di tornare indietro. Oddio, cosa c'è. La media, deve dirmi la media
e io stavo andando via. Sarcastico la chiede a me e glie la dico. Abbraccio le persone intorno e
mi sento calata in quel ruolo che conosco. E mi sento bene. Rientro. Come al solito sussurrando
in modo che nessuna delle persone nell'aula possa sentire mi dice il voto. Il più alto che potevo aspettarmi.
Speravo 105 e mi hanno dato 106. Ormai però sono anestetizzata. Sono contenta ma più per tutto il
resto. Ora mi affido alle mani e alle braccia degli altri. Le mie amiche sanno cosa fare. Sanno loro, fanno
loro. Io sorrido e basta e sono felice. Non penso. E' tutto pieno. Non ci sono spazi vuoti in cui una parte
di me riflette su quello che sta succedendo. Vivo e basta, come non mi succede mai. Sono nella corrente
delle cose e ci sono davvero. Non c'è niente che non sta andando come vorrei. Tutte le persone intorno
sono bellissime e piene di luce. Scendo le scale col sedere, sollevata braccia e gambe da qualcuno. Lì
appare anche Dada. Poi il tunnel. Ahi. Cerchiamo un posto per la lettura del papiro. Mi sento leggera
e non mi importa di niente, faccio finta di preoccuparmi un pò perchè così per Marta e Valentina, che
da settimane sono tutte eccitate per quello che hanno combinato, è più allegro. Sono tutte elettrizzate
e lo sono anch'io. Mi tolgono la maglietta e per un attimo penso, cavolo sono davanti a decine di
persone in reggiseno, ma poi non penso più. Menomale. Il papiro è pieno di tutto quello che ho vissuto
insieme alle persone che amo di più ed è stracolmo del loro affetto. Bevo e dopo un pò trovo tutto
quello che leggo irresistibilemente divertente. Non riesco a smettere di ridere. Anche se non sto
tirando gli ultimi vedo tutta la vita passare davanti come in Beautiful quando Brooke ripensa a tutto
quello che ha vissuto con Ridge prima di lasciarlo. Quando guardo le persone davanti non vedo
nessuno, vedo un insieme colorato. Finisco di leggere e sono tutta spalmata di nutella, panna e
ricoperta di semi di zucca e ho delle bellissime mutande viola di snoopy in testa. Ci avviamo verso
l'osteria dove è pronto il rinfresco. La penitenza è quella di fermare tutti i signori, possibilmente vecchi
e canuti, che passano per stada, e cantargli una canzone che loro stessi dovevano scegliere tra acqua
e sale, luna, volami nel cuore e altre. Ho dovuto cantare la donna cannone a un professore di latino
che mi ha chiesto cosa gli davo in cambio e io ho te a un edicolante imbarazzatissimo. Siamo
arrivati nell'osteria del signore comunistone e simpaticissimo che mi ha consigliato Bp ed era allegra
e piena di vino e tramezzini. La sensazione è quella di voler prendere tutte le persone intorno a
me una per una e parlare e ridere e di non riuscire a dare, invece, a tutti quello che vorresti. Ma è
stato bello e felice lo stesso. Dopo un paio d'ore, sono circa le tre, molta gente è andata via a mi
ritrovo con Giovanna, Brekane e Kimota in una dimensione senza tempo né spazio a bere vino e
mangiare tramezzini parlando di tutto e ascoltando De Gregori. La quiete dopo la tempesta. Alle
sette e mezza allucinati usciamo, loro con l'aria interrogativa e in mano cartoni da asporto pieni
di biscotti, tramezzini e fette di pizza e bottiglie di spritz e noi con gli occhi cerchiati e un'aura di
irrealtà intorno. Torno a casa e la mia famiglia mi guarda. L'aria stanca e cose nuove nell'aria.

di Irene alle 15:47:51 33 Commenti

18/06/2004

Ultimo messaggio

disperzioneUltimo messaggio di disperazione da parte di una persona che alle 23 del giorno
prima della sua laurea non ha ancora imparato il discorso che deve fare e che 
nel suddetto giorno si incasinerà come poche davanti alla commissione, allo
sguardo perpresso del becero relatore ed a 40 altre persone.
Ultimo messaggio anche di gioia per il fatto di avere un'amica che è stata
capace di passare tutto il giorno a casa mia a scrivere e ripetere il discorso mai imparato
emozionandosi almeno quanto me.
E da domani, chiamatemi dottoressa. :-)
Aiuto!
di Irene alle 22:49:59 32 Commenti

16/06/2004

Elezioni europee e provinciali 2004.


Non siamo nati mica ieri Capataz
non siamo nati mica ieri
non siamo mica prigionieri
dentro la stella di questa bella modernità.
Non siamo nati mica per morire qua.

Se provi a aprire la finestra Capataz,
e coi tuoi occhi guardi fuori
quante persone che non contano
e invece contano e si stanno contando già
stanno soltando aspettando un segno, Capataz.

Questo vecchio segno
quando cambia il tempo
quando cambia il tempo arriverà.
Questo vecchio legno
quando si alza il vento
quando si alza il vento navigherà.
Non siamo nati mica ieri, Capataz.

Se provi a entrare nella mia testa, Capataz,
e coi miei occhi guardi fuori, quante persone e quanti cuori,
quanti colori al posto di quel grigio, quante novità.
C'è un altro tipo di futuro, Capataz.

(Capataz-Francesco De Gregori)
di Irene alle 09:05:17 13 Commenti

12/06/2004

NO!

NoNo! A dover fare la segretaria di seggio sei giorni prima della laurea senza avere pronti nè discorso nè lucidi e non avere neanche voglia di farli! No! A dover compilare mille moduli quando credevi di doverti solo grattare! No! A veder infilare delle urne schede di persone con la faccia incazzosa che sai che avranno sicuramente votato Berlusconi! No! Al non potersi mettere una maglietta con scritto "io non ho votato Berlusconi" e neanche poter dire "mi raccomando, eh, signò, voti bene..". No! Al laurearsi di sabato! No! All'averlo saputo una settimana prima! No! Alle mani appiccicose di caldo. No! Alle uova ed al pesce! No! A gente che ci rovina la purezza da fuori. No! Ad avere un presidente di commissione con tremila tic su collo e che insegna teorie e tecniche dei test! No! Al controrelatore che ha messo come foto nel sito della facoltà una in cui si vede solo suo figlio e lui no e risponde rincoglionito al telefono. No! All' imparare a memoria le citazioni! No! A chi parte per la Sicilia con la perfida morosa proprio il giorno della tua laurea. No! A beceri morosi di amiche di amiche di amiche, che, invece di partire loro per la Sicilia, si autoinvitano alla tua festa. No! All'aspettare. No! All'abstract per la commissione! No! Alla gente che non ci crede. No! A chi non risponde! No! Alle cose che passano. No! Alla gioia che diventa disillusione. No! Al non incontrarsi. No! Alle persone che non guardano a fondo. A quelli che non scrutano negli occhi e negli sguardi. No! A chi non ha tempo. No! A chi pensi che.. e invece no. No! A quando finiscono i Kellog's proprio quando tu dovevi fare colazione. No! Al dover mettere l'odiato tailleur fine giugno! No! Al non poter venire alla mia laurea, e quindi non potersi ubriacare di spritz a mezzogiorno, di Criscia! No! Al conflitto tra istinto e razionalità! No! A fare le cose per forza e con tutto il corpo che rema contro! No! Ai presidenti di seggio schiavisti e rompipalle e che abusano del loro ruolo del cavolo! No! Ai voti e alle pagelle! No! Alle fumose scartoffie burocratiche da compilare! No! Al nervosistmo pre laurea (e, aggiungerei, allo spaccare le balle agli altri..)! No! Al dimenticare e al tempo che passa e posa la polvere sulle cose belle e felici. No! A quando chiedi aiuto a tuo padre per una piccola, specifica cosa e pretende di spiegarti tutto da Adamo ed Eva e soprattutto di fare le cose di testa sua! No! Alle tebelle su Excel! No! A chi si prende troppo sul serio. No! Alla pioggia quando Papino deve andare a buttare la spazzatura, da bravo papino.. No! Al no! No! Ai ringo alla cioccolata (si a quelli alla panna)! No al tempo che scappa! No ai mestieri di casa! No al polline che ti fa starnunire! No alla testa troppo piena di cose! No alle continue lamentele! No alla gastroenterite! No! Al masochismo che porta ad andare a vedere altre lauree pochi giorni prima della tua e scoprire che il tuo presidente di commissione è un rompipalle che fa tremila domande! No! Ai limiti fisici quando bisogna dare dare dare. No! A Orietta Berti! No! Alle banane poco mature (...?)! No! Ai vecchietti acidi che ti sbraitano contro in treno dopo una giornata stancantissima! No al Dio di Sodoma e Gomorra, e a quello che taglia mani e teste, così impari la lezione. No alla morale facile e precotta!

Questa lavagna dei NO è in evoluzione e può raccogliere i NO di tutto il mondo.. se volete i vostri.
E' una protesta gridata dalla finestra a squarcia gola.
E' una lavagna che raccoglie, raccoglie.. E poi, con una spugna, cancella e pulisce.
Così, poi, seguirà solo la lavagna dei SI. :-)

di Irene alle 14:25:15 20 Commenti

10/06/2004

Delirio pre-laurea (sempre nel caso in cui escano le date, della laurea)

Manca meno di una settimana alla sessione di laurea in cui si dà il caso che dovresti laurearti anche tu.
Si dà anche il caso che non sia ancora uscita la data della suddetta laurea. Meno di una settimana
prima dell'inizio della sessione. E che nessuno ne sia in alcun modo responsabile. Nessuno sa chi è
che deve redigere la lista.
Non si sa...
Si dà il caso, inoltre, che la tua tesi sappia da trenoTreno
(mi riferisco precisamente all'odore dei treni della linea Venezia-Verona,
quei nuovi treni blu, con l'aria condizionata sparata a -10 gradi anche
a gennaio e i poggia-testa con la cima stile Monte Bianco esattamente
al centro della tua testa)

e da macchina.

Auto
Di quelle macchine appena uscite dalla concessionaria con l'interno in pelle,
che ci entri sapendo che devi restarci per ore -viaggio lunghissimo- e ancora
prima di chiudere lo sportello ti viene la nausea.
Di quell'odore lì, sa la mia tesi.

Questo non rende più facile scrivere il discorso per la discussione di laurea, dato che ogni volta che
apro la tesi devo masticare un'intera scatoletta di travelgum fast e circondarla in incensi neanche si
trattasse di un rito Vudù.
Il famigerato discorso.
Quello che se te lo impari a memoria non va bene perchè devi essere sciolta, se non te lo impari al momento
non troverai mai le parole giuste e se lo scrivi per avere una traccia ma cercare poi di
restarne indipendente ripetendotelo ogni volta in modo un pò diverso.. non ci riuscirai mai. Perchè ti
verrà da cercare di ricordare quello che avevi scritto, parola per parola, per non scordarti nessuna informazione.
InsonniaLa notte non dormi. Ogni volta che stai per addormentarti ti viene in mente una delle
seguenti cose:
-discorso, che non hai scritto;
-lucidi, che non hai preparato;
-vestito per la laurea, ancora da comprare e che sai che odierai sicuramente;
-ricevimento dal controrelatore, che sicuramente non farà in tempo a leggere la tua tesi che sa da treno
prima che tu vada a parlargli;
-panico indifferenziato per qualsiasi cosa che riguardi la laurea.
Da quel momento in poi è finita. Occhi sbarrati nel buio. Se per caso, dopo cinque ore che ti rivolti accaldata
nel letto, riesci ad addormentarti, sogni le palline dorate della corona di alloro, o di essere
la prima del primo giorno della sessione, oppure di andare ancora al liceo e non avere nessun libro,
non conoscere il programma e non trovare più il libretto per le giustificazioni delle assenze.
Se qualcuno conosce qualche antidoto per tutto ciò, si metta immediatamente in contatto con la sottoscritta
, che
tra poco riceverà personalmente le congratulazioni (il leggendario "grazie!") da
Berlusconi in persona 
perchè sta facendo girare l'economia nazionale a forza di comprare sonniferi e valeriana.
E, con Berlusconi, potrebbe finire molto male...

di Irene alle 22:21:19 14 Commenti

09/06/2004

Si fa quel che si può

Berlusconi travestitoGli puoi fare di tutto
Non è molto ma può servire
magari.
http://www.eneaies.com/satira/vestiberlusconi/Vesti_Berlusconi.htm


 

 

 

 

 

 

 

di Irene alle 12:57:54 16 Commenti

08/06/2004

Di mio nonno. Due

C'era questa canzone

Ciao ciao


 

 

 

 

Ritorno al mar dove ho sognato con te
e sembra dirmi ciao. Ciao, ciao!
Rivedo ancor i vecchi amici che ho
e mi salutano.. Ciao, ciao!

E sulla spiaggia limpida non e' cambiato niente.
Sotto il sole caldo io ti cerco tra la gente
so che ci sei.
Ecco mi hai vista, e tu
mi vieni incontro correndo
e stai sorridendomi.
Ciao, ciao! Grido chiamandoti.
Ciao, ciao! Amore abbracciami.
Ciao ciao sono tornata da te.
Ciao, ciao!

Tu non lo sai con quanta ansia aspettai
di rivedere te. Ciao, ciao!
Ora di te non voglio perdere mai
neanche un attimo. Ciao, ciao!

Diventeranno facili i baci dell'estate.
Passeremo insieme cento ore innamorate,
ma poi verra'
il giorno che partiro'.
Alla stazione verrai
la mano tu agiti.
Ciao, ciao! Io sto per piangere.
Ciao, ciao! Il treno va io grido.
Ciao, ciao! Non ti scordare di me..
Ciao ciao..

di Irene alle 17:54:50 Commenta:

08/06/2004

...Bassano

Bassano

 

 

 

Avrei voluto dire delle cose sul piccolo festival letterario di Bassano, su Domenica. Su Aldo Nove, su Tiziano scarpa, sulla luna che a volte può anche fare delle cose strane e seguire strani percorsi. E su tante altre cose. Ma non posso, perché a volte ci sono delle cose piccole, luminose e fragili che non si possono toccare, neanche con le parole. Che sai che non ci puoi riuscire. Perché non possono prendere una forma. E sono anche un pò come quei fiori piccolissimi e azzurri che si chiamano con tanti nomi, tipo gli occhi della madonna, che non li puoi toccare, neanche piano con un dito, se non vuoi che il fiorellino azzurro cada. Neanche un bambino può.
In "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" Brizzi diceva che bisogna stare molto attenti con che è felice. E' un pò la stessa cosa. Ci sono dei pensieri, delle sensazioni, dei colori belli, che non hanno attributi. E se tu hai mai provato a interpratarli e far loro indossare qualche forma sai che non va bene.
Io credo che in ogni istante nella nostra mente e nel nostro stomaco ci siano tutte le emozioni, che poi diventano aree tematiche che comprendono pensieri conosciuti, che girano intorno. In ogni momento c'è una compresenza di felicità (fragile, che la felicità è fragile di natura), tristezza, energia scintillante e stanchezza esistenziale. Ci vuole un secondo perché da uno di questi si possa passare ad un altro. Una canzone. O anche delle parole, che a volte liberano e a volte chiudono.
Ci sono solamente due cose che voglio dire, che ho imparato Domenica.
La prima da Gianfranco Bettin, la seconda da Aldo Nove.
Ho capito che le cose che una persona dice, a parità di contenuto, possono darti qualcosa di nuovo, essere evocative di pensieri e sensazioni fresche e piene di potenzialità aperte o sembrare statiche e chiuse, a seconda del modo in cui vengono dette.
A seconda della vibrazione che senti dentro la persona che sta parlando. A seconda del caos (che genera stelle danzanti, si sa..) che è capace di accogliere e di comunicare.
Aldo Nove, invece, mi ha fatto capire che la differenza sta nella perfezione delle sfumature. Quella perfezione che fa sì che lui tiri il respiro e si fermi a metà di una frase invece che al punto. Che legga le sue cose come un bambino. Con l'entusiasmo, gli occhi ancora puri e non preformati geometricamente di un bambino, evocando così la tua parte più incontaminata e viva.

di Irene alle 11:20:29 7 Commenti

07/06/2004

Autogrill


Chagall









Ma nel gioco avrei voluto dirle
Senti... senti, io ti vorrei parlare...

Poi prendendo la sua mano sopra al banco
Non so come cominciare

non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia,

non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo
andiamo via...


(Guccini)

 

di Irene alle 15:18:24 4 Commenti

06/06/2004

Non ho potuto resistere

Stavo iniziando a preoccuparmi. Lo aspettavo e non arrivava, non arrivava..
Ho pensato di non essere una vera cittadina europea.. Magari io pensavo di essere finalmente, davvero, entrata in Europa e invece no.. non si può mai sapere.
Sono arrivata perfino a dubitare dell'esistenza di una vera democrazia in Italia.
Ma in fondo al mio cuore ardeva ancora il fuoco della speranza .
Ed oggi, infatti, è finalmente accaduto. Stavo frugando nello scatolone "della carta", per la raccolta differenziata (si perché a noi Berlusconi l'ecologia, c'ha insegnato!), alla ricerca del giornale di ieri e l'ho visto. Non aveva fatto in tempo a posarsi nella buca delle lettere che era già andato a finire lì, nell'immond(ezzai)o, senza neanche darmi l'opportunità di nutrire un pò di sano spirito polemico.
Allora ho pensato: non fosse mai che qualcun altro meno fortunato (perché sembra impossibile, ma anche con la grande ripresa economica, anche con l'affermazione degli stessi diritti per tutti, i meno fortunati esistono ancora.. d'altra parte, col disastro che c'avevano lasciato i comunisti..) di me non fosse ancora uscito dal tunnel dell'ignoranza sulle grandi opere che in soli tre anni il nostro governo è riuscito a fare e avesse ancora qualche dubbio su chi votare alle Europee, è giusto che anch'io dia il mio contributo (perché a me Berlusconi la generosità m'ha imparato!).

L'Italia è cambiata



E fin qui ci siamo. Poi:


survivors!




 

 

             Ma 'dde che aò?! Ma superato quando?!
(notare il tocco di classe dell'omino disperato nella terza figura da sinistra..)

 

Anche no






 

 

Ma anche no.

di Irene alle 15:22:02 14 Commenti

06/06/2004

Il segreto della memoria

Absence


 

 

 

 

Ho ancora bisogno di una tua parola Davide
di un tuo sguardo
di un tuo gesto.
Ma poi all'improvviso sento i tuoi gesti nei miei
ti riconosco nelle mie parole.
Tutti
quelli che se ne vanno
ti lasciano sempre addosso un pò di sé
è questo il segreto della memoria
e se è così allora mi sento più sicura
perchè so che non sarò mai sola.

("La finestra di fronte")

di Irene alle 00:18:15 2 Commenti

05/06/2004

Tutte le strade portano a...

Bassano, per chi viene da Mestre, passando per Padova, e per chi, soprattutto, non ci è mai andato, è un'entità misteriosa. E come tutti i misteri, non è che li risolvi proprio subito. In special modo se Bassano prima è sempre dritto, poi a destra, poi a 18 km e dopo mezz'ora a 22. Ed esistono tutte le altre città, ché ti mostrano perfino la direzione per Montecatini, ma non Bassano.
Bassano è una città fantasma. Ché ci puoi mettere un'ora e quaranta ad arrivare e mezz'ora a tornare.
A Bassano in questi giorni c'è un piccolo festival della letteratura, che già a partire dal piccolo sembrava una cosa molto carina e invitante. E infatti. Io e
Dada ci siamo andati. Lì poi c'erano anche Bpz e altre persone simpatiche.
I "
giovani autori di primo piano" che abbiamo ascoltato ieri sono i Wu Ming. Il tipo, tra i due, che non aveva la faccia incazzosa e combattiva, e che si chiamava Wu Ming 2, ha detto delle cose belle e piene di immagini succose. Parlava del suo racconto come fosse una storia dotata di vita propria, come di qualcosa che non gli apparteneva totalmete, quasi con stupore. Ha detto che, a differenza che per quel che riguarda la realtà, nel raccontare storie si può abbondare, essere rigogliosi, si possono tendere al massimo le pareti della scatola dentro cui però bisogna stare, senza sfondarle.
Ha detto che, se alcuni pensano che un buon racconto debba poter essere sintetizzato in 20 parole, secondo lui invece una storia è come un albero sul cui tronco nascono tanti funghi, di diversi colori, dimensioni e sapori. E sono importanti, quei funghi. Ché un tronco longilineo non può dire molto.
Ha detto che l'idea che aleggia nel finale del suo libro è che si può pensare a salvarsi il culo, si, ma collettivamente. Ché oggi è impossibile pensare al mito del buon selvaggio, all'isolamento nella natura, al ritorno alla origini, come una cosa fattibile, una scelta globale e totalizzante. Non foss'altro che per i cd e per le sigarette. Irresistibili, dice. Ché forse, quindi, è meglio lavorare sulla socialità.
Mi è piaciuto, Wu Ming 2.
Ma una delle scoperte più importanti fatte ieri sera è che esistono dei biscotti digestivi che a un centimetro della scritta digestive portano un'annotazione che specifica che tale scritta non significa mica che i biscotti abbiano effetti digestivi. Si, bisogna rifletterci un attimo per capire il genio. E però sono buoni, i biscotti digestive.

di Irene alle 12:50:51 6 Commenti

05/06/2004

Di mio nonno

Quand'ero piccola, fino all'età di dieci anni, avevo un nonno. Si chiamava Pietro. Mia nonna lo
chiamava Pirèt, io nonno Peppo. Ché poi la coppia di nonni nel suo insieme si chiamava nonni
peppi. Mio nonno era una persona pulita, solida e buona.
Mio nonno quando è andato in guerra teneva con sé uno scoiattolo, e gli dava da mangiare
la marmellata. Lui la marmellata la faceva. Faceva anche i succhi, alle more, alle pesche e alle
albicocche. Avevamo questi piccoli vasetti di vetro con dentro una densa passata di frutta,
che faceva bene. A me piacevano quelli alla pesca.
Mio nonno mia ha insegnato una canzone che si chiama Angelita e parla di una bambina trovata
dai soldati ad Anzio, sola sulla spiaggia, durante la seconda guerra mondiale. Mentre i soldati
portano Angelita in città con loro, le esplode una granata accanto, uccidendo solo lei, tra tutti
i soldati illesi.
Angelita di AnzioLa canzone dice che Angelita aveva uno sguardo di mare, e nei suoi occhi
c'erano le favole. Dice che nella sua mano stringeva quattro conchiglie piene
di sabbia. Io ogni volta che la ascolto torno all'essenza di me stessa, di me
stessa quando ero piccola, alle mie radici, e mi viene sempre da piangere.
Perché mi manca mio nonno. P
erché penso che con lui sarebbe diverso. Sono
sicura
che tante cose sarebbero state diverse se ci fosse stato lui. Più serene,
più belle, più equilibrate, più pulite. Una famiglia ha bisogno di trovare un punto
di riferimento nelle persone più anziane e che possiedono degi strumenti sani,
per vivere. Mio nonno li aveva, ché era una persona integra e con dei valori
semplici e forti.
Stanotte l'ho sognato. Ho sognato che vivevo in una grande casa con tutta la famiglia allargata,
anche con i parenti della romagna, che sono i suoi.
Noi sapevamo che lui non c'era. Ma aspettavamo, speravamo che tornasse, in qualche modo.
Ed è tornato. Veniva dalla campagna. Un giorno è comparso sulla porta di casa.
Io gli sono saltata al collo, l'ho abbracciato, felice, piangendo e dicendo finalmente, nonno..
Ma lui era fragile, gli occhi stanchi, come svuotati. Dopo poco se n'è andato di nuovo. Da lì,
l'attesa di un suo ritorno definitivo. Un giorno che eravamo tutti riuniti a pranzo, nel pergolato,
è riapparso. Era come se lui subisse le nostra felicità nel rivederlo. Non poteva reagire come
una persona nel pieno delle sue facoltà. Non era veramente lui. E' stato un sogno triste.
Lui è nell'aria intorno a me.

di Irene alle 11:32:17 10 Commenti

04/06/2004

Prima di non accorgerci più di niente

Peppino Impastato

 

 

 

 

 

Voltatevi pure dall'altra parte
tanto si sa come vanno queste cose
si sa che niente può cambiare
voi avete dalla vostra la forza del buonsenso!

 

Coraggio

 

 

 

 

 

Noi ci dobbiamo ribellare prima che sia troppo tardi
prima di abituarci alle loro facce
prima di non accorgerci più di niente.

("I cento passi")

 

Finestra di fronte

 

 

 

 

Tu puoi ancora scegliere
puoi ancora cambiare
non accontentarti di sopravvivere
devi pretendere di vivere in un mondo migliore
non soltanto sognarlo
io non ce l'ho fatta.

("La finestra di fronte")

di Irene alle 01:20:03 10 Commenti

03/06/2004

Cerca di andare via e poi ritorna

via

 

 

 

 

 

 

 

Quando non riesci a leggere nell'anima di qualcuno
cerca di andare via
e poi ritorna
(Pasternak)

di Irene alle 15:11:58 17 Commenti

02/06/2004

Sovversivo amore

Frida

 

 

 

 

 

 

Ci sono dei limiti
regole prestabilite
su come
e quanto
è lecito
razionale
ragionevole
sano
giusto
normale

amare.

Amore senza tempo
senza spazio
amore viscerale
amore che c'è e basta
senza inizio e senza fine
e non finisce
non finisce mai.

Anche se il vento
anche se la strada
anche se gli anni
anche se i diversi percorsi
anche se gli altri
anche se le parole
anche se i silenzi
anche se la vita.

La polvere non si appoggia mai.
Il fondo non c'è.
Ché
non vuol dire niente dimenticare.
E
le abitudini cambiano
i ricordi svaniscono
sono solo parole
falsamente sane
falsamente
normali
che fanno paura.

di Irene alle 13:10:26 6 Commenti

02/06/2004

Quello che avresti sempre voluto sapere sugli uomini

E' molto semplice. Io ho una teoria, empiricamente fondata per mezzo di un procedimento prettamente induttivo, per suffragare la quale da numerosi anni sto pazientemente, laboriosamente e metodicamente raccogliendo i miei dati (credo che nessuna delle mie conoscenze maschili sia rimasta estranea al mio impinguito campione).
La teoria è questa: gli uomini (e solo agli uomini,
Criscia..) o amano mangiare sia le verdure che il formaggio, o nessuno dei due, o parzialmente le prime e parzialmente il secondo (quest'ultima possibilità comprende due casi: che mangino solamente alcuni tipi di verdure e alcuni tipi di formaggio, oppure che piacciano loro così-così sia le une che l'altro).
Non dovete sottovalutare, a parte, naturalmente, l'amore per la conoscenza, le importanti applicazioni pratiche di questa teoria (che continua ad essere perennemente in fase di conferma, ma siamo già ad un ottimo punto).
Dovete preparare una cena, magari per molte persone, e non sapete cosa cucinare, ignorando le preferenze dei vostri ospiti. Con un pò di esercizio di memoria potrete ricordare se avete mai sorpreso i vostri invitati (maschi, chiaramente) mangiare verdure o formaggi in altre occasioni. Da lì, come avrete già capito, potete quindi operare un'inferenza e, con fiducia, preparare un sugo di verdure, se sapete che gli uomini in questione non disdegnano i formaggi. Si, lo so, è geniale.
Ieri, per esempio, molte soddisfazioni mi sono state date dai giovani
intrappolati. Non solo tutti i ragazzi presenti confermavano al bacio la mia teoria, ma c'è stato perfino un caso di un uomo con animo squisitamente femminile che, come volevasi dimostrare, non ha potuto conformarsi alla regola.
Naturalmente sono più che graditi nuovi contributi alla ricerca, ricordando che come ogni regola, ci possono essere delle eccezioni.. ;-)

di Irene alle 11:28:02 10 Commenti

01/06/2004

Azzurra e trasparente

Che bello quand'è estate e ti puoi mettere i pantaloni come vuoi!
Dico giocosamente sollevata sorridente
libera leggera cinguettante
alla mamma uscendo di casa
l'aria azzurra e trasparente di maggio
tiepida
le sette di sera
apro la portiera della macchina e butto la giacca di jeans sul sedile a destra
è primavera.


Benvenuto raggio di sole, avrai matite per giocare
e un bicchiere per bere forte, e un bicchiere per bere piano
un sorriso per difenderti
e un passaporto per andare via lontano
Benvenuto a questa finestra, a questo cielo sereno

A questa luna tranquilla, che si siede dolcemente
in mezzo al mare c'è qualche nuvola ma non fa niente
perché lontano passa una nave, tutte le luci sono accese
benvenuto figlio di nessuno, benvenuto in questo paese.

di Irene alle 01:41:32 4 Commenti