31/12/2006
Per ricominciare
Labilità-Starnone Cosa ho davanti / non riesco più a parlare / dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare / vuoi andare a dormire. Sitting in the morning sun / I'll be sitting when the evening comes / Watching the ships roll in / Then I watch them roll away again. Now just let me sleep / I don't wanna to talk / have nothing nice to say / I'm just sleeping in your hand. At last my love / has come along / My lonely days are over / And life is like a song. Someone told me long ago / There's a calm before the storm / I know! / It's been coming for some time. All I know / is everything is not as it's sold / but the more I grow / the less I know. Tutti i bambini fanno oh / dammi la mano perchè mi lasci solo / sai che da soli non si può senza qualcuno / nessuno può diventare un uomo. E mentre penso a questo / alle case da tinteggiare / ai punti fermi / ai ruderi che si sbrecciano / a noi che non restiamo / prepariamo prepariamo. Snow can wait, I forgot my mittens / Wipe my nose, get my new boots on / I get a little warm in my heart / when I think of winter / I put my hand/ in my father's glove. L'esperienza giunti in fondo la risposta è inaspettata / dopo mille e più scalini parte un'altra scalinata / con il fango sulle scarpe e con le unghie nere / rovistando nei cestini e nelle pattumiere / per cercare lo scontrino la stagnola luccicante il tagliando la metà mancante. Don't wanna be an American idiot / Don't want a nation under the new mania / And can you hear the sound of hysteria? / The subliminal mind fuck . Occhi da orientale che raccontano emozioni / sguardo limpido di aprile di dolcissime illusioni / tutto scritto su di un viso che non riesce ad imparare / come chiudere fra i denti almeno il suo dolore. I'm the son of rage and love / The Jesus of suburbia / From the bible of none of the above / On a steady diet of soda pop and Ritalin. Eccoti / sai ti stavo proprio aspettando / ero qui ti aspettavo da tanto tempo / tanto che stavo per andarmene / e invece ho fatto bene. Once there was a way to get back homeward / Once there was a way to get back home / Sleep pretty darling do not cry / And I will sing a lullaby. If I could fly I'd come to see you wherever you are / I would lie down / beside you / while you sleep. I once fell in love with you / Just because the sky turned from gray / Into blue. Lisa knows a girl who's been abused / It changed her philosophy in '82 / She's always looking for a fight / She keeps the neighbours up all night. Vecchio Companero, l'occhio nero me lo hai fatto tu / devo riprendermi tutti i miei muscoli, / so che gli spinaci son finiti, mi dispiace, sai / sindacalizzo un po', tratto col nemico in mar / ...parità dopo il primo scontro, ferma il tempo. Io ti guarderò illuminata con il neon delle vetrine poi ti nutrirò di coca- cola e di popcorn dentro ad un cine ti racconterò le mie bugie sul mondo e quelle sulla gente poi ti bacerò con tutto quanto in fiamme con le luci spente. Stranger you look so different / Some other thoughts fill up your mind / And you just made it happen / Got me thinking 'bout you in my life / And now I hope that my wish's not too weak / I hope that my will is enough enough / 'cause you made it all good for me. Case di pane, riunioni di rane / vecchie che ballano nelle cadillac / muscoli d'oro, corone d'alloro / canzoni d'amore per bimbi col frack. This thing called love I just can't handle it / This thing called love I must get round to it / I ain't ready / Crazy little thing called love. Ci sono le tue scarpe ancora qua ma tu te ne sei già andata / c'è ancora la tua parte di soldi in banca ma tu non ci sei più / c'è ancora la tua patente rosa tutta stropicciata / e nel tuo cassetto un libro letto e una winston blu / l'ho fumata. Vado punto e a capo così / Spegnerò le luci e da qui sparirai / Pochi attimi / Oltre questa nebbia / Oltre il temporale / C’è una notte lunga e limpida / Finirà. If it weren't for your maturity none of this would have happened / If you weren't so wise beyond your years I would've been able to control myself. Aeroplano che te ne vai lontano da qui chissà cosa vedrai / Le luci immense di quelle città quanto grandi non si sa. C’è un principio di magia / fra gli ostacoli del cuore / Che si attacca volentieri / fra una sera che - non muore / E una notte da scartare / come un pacco di natale.
- Che cosa volete da me?
- Vogliamo sapere perché tu non giochi.
- Ma io cosa c’entro?
- Se tu non giochi, i morti si svegliano, non hanno più pace. Non sei solo, la tua gioia riguarda tutto il mondo, non puoi chiudere gli occhi. Pensa agli alberi appena nati: anche loro hanno bisogno di luce. Pensa agli ermellini che pattinano sulla neve e debbono fermarsi per colpa tua. Pensa al cervo che stava per uscire dal bosco e ora deve fermarsi, impigliato al ramo. Non chiedere mai nulla che sia meno della gioia.
- Presto sarò felice, ve lo giuro, prestissimo
- Tu rimandi sempre. Troppe volte ci ha ingannati, troppe volte. Il cielo e il mare non possono più fare dei sacrifici per te. Adesso entra in questa ferita
- Ma non ci riuscirò
- Ci riuscirai
- Ma non sono ancora pronto
- Non è questione di tempo
- Debbo aspettare il mio momento
- Ma non vedi che sono io il tuo momento? Io, che mi faccio ferire.
[Da Paesaggio con fratello rotto-Fango che diventa luce-M. Gualtieri]
Quest’anno non è volato, non è passato senza che me ne accorgessi, non è stato uno di quegli anni. E’ stato un anno che se penso a un anno fa mi sembra un secolo.
Sono successe tante cose. La comunità, Milano, tutti quei bambini.
Ci sono dei momenti che ricordo nitidamente, di quest’anno qui.
I bambini della comunità che giocano in giardino. Af., che mi chiama maestra, che mi guarda dalla bicicletta con la testa inclinata, chiedendo la mia attenzione. Tutte le volte in cui, tornando o arrivando lì ho ascoltato Golden slumbers con quella sensazione farinosa che ho imparato a conoscere lì e che non dimentico mai, un misto di angoscia e di gioia, di gratitudine e di consapevolezza di qualcosa di doloroso, di opprimente.
Tu, seduto davanti a me alla stazione di Padova che scrivi, piegato in avanti, sul retro di un foglio pieno di grafici, mentre io ti guardo da sopra pensando stupita -cosa succede se adesso mi viene da piangere- perché hai quei capelli lì sottili come te, e quello sguardo sereno. E' la cosa più bella che ricordo di quest’anno.
Il momento in cui sto camminando verso la stazione di Lampugnano dopo aver firmato un contratto e so che avrò un nuovo lavoro e mi sento finalmente tranquilla, e felice.
Non ho mai ritenuto un valore l’indipendenza, quella emotiva, affettiva, a differenza di quella nel pensiero. Quest’anno ho capito che invece è questa, la cosa che voglio conoscere. Che forse, adesso, sono abbastanza grande. E c’è stato un giorno in cui ho pensato alle gambe su cui cammino, immaginando una linea che le percorreva nel loro centro, che ero io. Quella linea è un’immagine che conservo sempre per i momenti in cui mi serve. Questo è il proposito per l’anno nuovo.
Nel tentativo di trattenerli-
I libri letti-
Lettere di una donna indipendente-von Arnim
“Caro Mr Anstruther,
certo che sono piena di contraddizioni. Di cosa credevate fossi piena?
So benissimo che in ogni lettera affermo il contrario di ciò che ho detto nella precedente. Ma non dovete badarci o farne un'occasione di rimprovero. Non ho la pretesa di pensare la stessa cosa nemmeno per due giorni di fila; se lo facessi sarei statica, mentre l'essenza della vita è essere fluidi, in perpetuo scorrimento. Vi prego pertanto di non ritenermi responsabile di convinzioni che non considero più valide nel momento in cui le ricevete, e soprattutto, non costringetemi a misurarmi con esse né chiedetemi di provarne la veridicità. Non ho alcuna intenzione di farlo. Non voglio provare la veridicità di alcunchè. La mia attitudine nei confronti della vita è quella di una gioiosa meraviglia a bocca aperta, e chi ha la bocca aperta non può parlare.
Caos calmo-Veronesi
“La palla che lanciammo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla.
Bassotuba non c’è-Nori
“Non sono gli sguardi, le dico, non sono i regali. Non sono quelle, le cose. Io, quando tornavo a casa e vedevo la tua macchina verde con il cappello di paglia sul pianale di dietro, io ero contento. E questa frase, non so cosa mi succede, mi fa piangere come una vite tagliata.
(…)
Qui bisogna mettersi ancora a gambe incrociate, a cercare l’armonia con il mondo. Che va tutto a pezzi, qui intorno. Che ci sono delle domeniche che dici Porca puttana, che lavoro. Non ho neanche voglia di scrivere, dici. Allora metti su un compact, ti corichi sul divano di vimini, a pensare Porca puttana.
(…)
Cosa si inventa, Elena Chiodi? Che sentire la sua voce mi fa venir caldo, e mi aumenta la salivazione. Adesso devo fare tutto di corsa, che tra mezz’ora inizia il film. Prendo un foglio e ci scrivo:
Ti prego di non chiamarmi, che poi mi tocca sputare tutta la sera.
Learco
Arrivederci amore, ciao-Carlotto
Esperimenti di felicità provvisoria-B.Bianchi
“Arrivato alla porta dice “Bravo” e alza la mano verso di lui. Il pollice e l’indice sono uno sull’altro, premuti così forte che sembrano incollati.
Un posto nel mondo-Volo
Nell’intimità-Kureishi
“Se una persona riuscisse a vedere la propria lenta e tortuosa avanzata come una sorta di esperimento, senza sperare in un’impossibile sicurezza –niente di interessante succede senza osare- si potrebbe raggiungere un qualche tipo di quiete.
(…)
Quando sono spaventato, comincio a cercare piaceri a cui rinunciare.
Post office-Bukowski
“La bambina continava a strillare. Poverina, pensai, povera fottuta cosina.
Tutti i figli di Dio danzano-Murakami
Ricordi di un vicolo cieco-Yoshimoto
“Dentro di te, Mitsuyo, si vede una cosa che è tonda, bella, triste. Mi fa pensare a una lucciola.
La forza del passato-Veronesi
“Così, dalla mattina successiva, quando uscivo per andare all’edicola lei stava sul terrazzo con Franceschino in braccio e io, arrivato qui alla colonnina, agitavo i giornali per salutarli. Anna mi vedeva, rispondeva con la mano, ed eravamo felici.
Dance dance dance-Murakami
Lasciami-La Cecla
I giorni dell’abbandono-Ferrante
“Il futuro, pensai, sarà tutto così: il passare della morte nel rumore confuso della vita, le gioie insieme alle fitte di dolore, il cuore che invecchia e ringiovanisce all'improvviso. Finalmente mi sembrò che nulla più potesse farmi paura.
La ragazza dello sputnik-Murakami
“Pensai che forse, in qualche luogo lontano, tutte le cose sono già segretamente perdute. Se non altro, esiste un posto tranquillo dove le loro immagini possono sovrapporsi fino a fondersi in una sola. Vivendo, non facciamo altro che scoprire una dopo l’altra queste corrispondenze, trascinando verso di noi i loro fili sottili.
L’amante proibita-Palmese
Il giunco mormorante-Berberova
“… e ognuno di noi aveva questo “sabato” (lo stesso per entrambi), e per distinguerci dagli altri lo chiamavamo scherzando “martedì”. (…) E ridendo dicevamo l’uno all’altro sei tu il mio martedì“
La scoperta dell’alba–Veltroni
Il club dei filosofi dilettanti–McCall Smith
Siamo nei guai–Coake
Beduina–Erian
Della bellezza-Smith
“Nei suoi versi Claire tornava spesso sul tema dell’adeguatezza: ossia, di quella combinazione di corcostanze per cui la meta che ci siamo prefissi e i mezzi che possiamo mettere in campo per raggiungerla – per quanto piccoli e insignificanti l’una e gli altri possano essere- coincidono perfettamente, sono reciprocamente adeguati. E’ solo allora, sosteneva Claire, che diventiamo davvero umani, davvero noi stessi, davvero belli.
Il mondo senza di me–Mancassola
“Sono a letto. Le lenzuola blu leggere e senza odore. Penso sono stanco, sono innamorato, sono venuto in un paese straniero. Sento il respiro lento, poi sto dormendo e non penso più a niente.
(…)
Questo vicolo è buio. Faccio passi avanti ma il mio corpo non mi segue, cosa succede, il mio corpo si ribella, ha il batticuore e vuole star fermo, il mio corpo è un animale e va addomesticato, accerezzato, come un cane va condotto al guinzaglio, da bravo, seguimi dai. Io e il mio corpo cerchiamo un dialogo ma non è facile convincerlo, bisogna tirarlo e dargli qualche strattone, mi segui o no brutta bestia, vieni forza, va tutto bene sai. Un’altra strada luminosa. Un minimarket notturno, la vuoi la cioccolata? E le patatine? Schiaccio il naso contro la vetrina, guardo negli occhi il negoziante. La sua faccia magra sotto i neon bianchi. Vorrei dirgli vedi, sono pieno di problemi, , il mio cane non mi ubbidisce, e un uomo mi insegue.
(…)
So soltanto che a volte sono stato felice. E che ci sono due tipi di felicità: la felicità di quando si dimentica di essere soli, la felicità di quando si riesce a stare bene, pur coscienti della solitudine. Questo so. Trova la tua via.
Storia della mia calvizie–van der Jagt
“Io penso che mamma si sia sentita un’ospite nella vita. Si comportava sempre come se la vita non la riguardasse, come se non fosse sua. Sembrava che ci fosse caduta dentro per caso, come quando entri in un portone sbagliando indirizzo e poi ti tocca restarci. Fuori piove a dirotto e non hai l’ombrello.
(…)
(Io e Mica) Parlammo di Otto e di mamma e di come mai tanti uomini avevano amato mamma o si erano convinti di amarla. Mica pensava che la migliore qualità di mamma fosse la sua assenza, che in fin dei conti le persone amassero quell’assenza, e che anzi fosse proprio quell’assenza a renderla irresistibile. Mamma non poteva tradire le promesse per il semplice fatto che non ricordava mai ciò che aveva promeso.
Un amore-Buzzati
“La bambina un giorno lontano guardò in su con un piccolo timido e perfin malizioso sorriso: il pacco è chiuso -voleva dire- ma io sono furba, io so cosa c’è dentro, io le conosco tutte le belle cose che ci sono dentro. E perciò sorrideva. Oh se avesse potuto sapere. Adesso la bambina non esiste più da un pezzo non esiste più e al suo posto c’è un’apparente ragazzina che ragazzina non è perché troppo pratica d’amori, una donna c’è dalla faccia tirata che si guarda intorno come una bestiola braccata e intanto fugge testardamente diretta alla rovina.
(…)
Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra sotto i tetti i lucernari le terrazze le guglie di Milano, è una cosa giovane piccolissima e nuda, è un tenero e bianco granellino sospeso pulviscolo di carne, o di anima forse, con dentro un adorato e impossibile sogno.
La visitatrice-Brennan
“Anastasia dormì profondamente per tutta la notte, mentre fuori pioveva. In città alcune persone furono svegliate dalla pioggia e, nel dormiveglia, restarono per un po’ ad ascoltare quel tamburellare ininterrotto sui davanzali gocciolanti.
Tra i film che ho visto, quelli che si fanno ricordare-
L’amore sospetto-Carrère
Anche libero va bene-Rossi Stuart
Arrivederci amore, ciao-Soavi
Brokeback Mountain-Lee
Il caimano-Moretti
Cenerentola a Parigi- Donen
Il diavolo veste prada-Frankel
L’enfant-Dardenne
La guerra di Mario- Capuano
La guida galattica per autostoppisti-Jennings
I love huckabees-Russel
Il mio miglior nemico-Verdone
Incontri a Parigi-Rohmer
Lucia y el sexo-Medem
Match point-Allen
Me a you and everyone we know- Miranda July
Niente da nascondere- Haneke
Non prendere impegni per stasera-Tavarelli
Paris, Texas-Wenders
Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera-Ki-duk
Racconto d’inverno-Rohmer
Rosenstrasse-von Trotta
La sconosciuta-Tornatore
Shortbus-Mitchell
La spettatrice-Franchi
La stella che non c’è-Amelio
Transamerica-Tucker
Volver-Almodovar
A un passo dal possibile/ a un passo da te / paura di decidere / paura di me / di tutto quello che non so / di tutto quello che non ho / eppure, sentire, nei fiori tra l'asfalto, nei cieli di cobalto c'è / eppure, sentire, nei sogni in fondo a un pianto, nei giorni di silenzio c'è / un senso di te
29/12/2006
Guarda qua
E il sole domina, entra nell'elica
gira la mia pipa, gira il vento
andiamo a Rotterdam
ma che difficoltà, togliere l'ancora.
Guarda qua-
sono innamorato.
E fumato.
Ho una foto da scattare
voglio farla a te, pirata marinaio.
Sono carne e non un pezzo di cartone, ok?
questo è il vero guaio.
[S. Bersani – Braccio di ferro]
Tornando da Berlino questa sera guardavo giù, con la fronte appoggiata al vetro, dal finestrino dell’aereo. Osservavo, le montagne sembravano bronzo e le luci delle città piccole parti d’oro incastonate sulla superficie un gioiello antico. Senza sforzo, semplicemente, tutto aveva la giusta dimensione. Mi sono voltata e dal lato opposto, sopra la superficie delle nuvole, ho visto una striscia di un colore così intenso che non si può dire. Rosso, poi arancione, giallo, verde e azzurro. Più in alto il blu del cielo. In mezzo a tutto questo, una sola stella, luminosissima. Era così bello, che mi sono ricordata della sensazione di quando sì è piccoli e una delle cose più importanti sono i colori. Quei colori pieni, totali, che li guardi, li usi, e ti ci immergi dentro completamente. Io me lo ricordo, adesso, com’era.
29/12/2006
Nefertiti
L'ho vista ieri sera. Ammirata ho pensato ma-
questa
imperturbabilità.
Gli antichi egizi erano simpaticissimi. Nei loro scritti, regolarmente spuntavano piccoli serpenti con due antennine sulla testa, e anche un coniglio dalle orecchie lunghissime. Secondo me avevano capito tutto, gli antichi egizi.
25/12/2006
Natale
C’era questa canzone in cui Jovanotti, con Carboni, cantava (E’ quasi Natale, e a Bologna che freddo che fa) Io parto da Milano, per passarlo con mamma e papà, in un modo malinconico e sereno che ricorda tanto il Natale e che mi è sempre piaciuto canticchiare. Adesso è così davvero e la stessa sensazione di malinconia pacificata la provavo sabato giudando verso casa dei miei dopo gli ultimi acquisti fatti di fretta nel centro di Milano. Attraversavo un cielo terso e osservavo con gli occhi spalancati questa sensazione nuova di aver fatto tante cose e di lasciarle indietro, compiute, sudate e ripagate, per riposare, ora, meritatamente. La sensazione di tornare a casa, da un altro luogo non solo fisico, portando con me delle cose soltanto mie. Così alla fine l’ho trovato, il Natale, il suo significato, proprio qui. Nel tornare. Nella serenità che credo si possa trovare solo in fondo a un movimento faticoso, che porta scompiglio.
I'm- dreaming of a white- Christmas
Just like the ones I used to know
Where the treetops glisten
and children listen
To hear- sleigh bells in the snow
Negli ultimi giorni mi sono stati fatti dei regali.
Alcuni, regali veri e propri, dalle famiglie con cui ho lavorato, che sono stati per me una cosa meravigliosa, surreale. Avevo fatto delle cose per delle persone, con delle persone, e loro avevano pensato di farmi un regalo. La concretezza di quello che sto facendo, che questo segno mi ha consegnato, è stata una scoperta bellissima.
Ma ho anche potuto seguire D. nelle prove per il concerto di Natale, dopo averlo fatto durante tutte le lezioni di musica dell’inizio dell’anno scolastico. Vedere tutti i ragazzini suonare e cantare, vestiti di rosso, le canzoni di Natale provate ogni settiamana per mesi. D. che ogni tanto mi guardava cercando approvazione, muovendo veloce le mani come fossero ali, come fa sempre quand'è emozionato, e appoggiava la mano sopra la mia. Come quando, qualche giorno fa, è venuta a trovarlo la sua vecchia insegnante di sostegno, che lui aveva amato moltissimo e non vedeva dall’anno scorso. Quando è entrata in classe l’ho visto emozionato come mai, le guance viola, ha nascosto il viso sotto il mio braccio. Poi, ritrovata la confidenza che aveva con lei, le dava la mano continuando a mantenere un contatto fisico, dall’altro lato, con me. Parlava con lei, le sorrideva, ma non staccava mai il braccio dal mio fianco, o la mano dalla mia, nonostante io cercassi di andare per lasciarli soli. Non smetteva di dire –M. e Irene, di comprendermi nei suoi discorsi, come a stabilire un ponte tra noi tre, per non perdermi e non offendermi. Io ho pensato a quanto sarebbe bello poter contare sempre su ponti come quelli di D., sul fatto che tutti avessimo la sensibilità che lui, un ragazzino autistico, ha, semplicemente.
La mattina del penultimo giorno di scuola, la successiva a quella in cui la persona con cui divido le ore in cui D. va seguito mi riversato un fiume di parole deliranti e aggressive addosso di fronte ai ragazzi, alcune di loro mi hanno avvicinata complici e mi hanno dato un inaspettatissimo regalo, dicendomi che sono la loro preferita. Mi è sembrato che niente come questa classe mi abbia fatto sentire più amata, da tempo.
Mia mamma, insieme ad altre cose, mi ha regalato un grande biglietto con la stampa di una foto di Audrey Hepburn. La mia mamma, ho pensato, mi conosce e mi riconosce.
Ecco, tutte queste cose, sono il Natale di quest'anno.
14/12/2006
Kaltoma
Mi sono guardata bene negli occhi, ieri, allo specchio. Vedevo questa palpebra pulsare, ho pensato adesso torno qui dentro, davvero, davvero, rassicurandomi un po'.
Se ci penso, ho l'impressione di spostarmi continuamente da me, per poi dimenticarmene. Di non avere chiara coscienza del fatto che io sono quello che c'è dentro, che sono le mie gambe, il mio corpo, io e solo io, e non una terra di mezzo in cui succedono delle cose che cambiano sempre tutto.
Lui ha usato per me il nome Kaltoma, e io l'ho trovata una cosa bellissima -vista da fuori. Eppure la mia risposta alle cose che mi diceva e che mi chiedeva era un silenzio colpevole, di una colpa che non avevo la forza di sentire davvero come tale. Di occuparmi anche di questo. Ed è così, qualcuno ci rimette, sempre. E incontrarsi è così difficile che sembra uno scherzo.
Il fatto di non essere quella Kaltoma lì, però, mi toglie il respiro. Questa è la differenza.
13/12/2006
Assoluto ('fanculo al relativismo)
Due occhi nel buio mi hanno spezzato l’anima, mi ha detto oggi D.. Li ho visti, e mi hanno fatto un buco nell’anima. Credo si trattasse di qualcosa di rosso, ha detto. Forse di alcuni batteri.
Netto.
Io non ero per il relativismo. Non si capisce come ci siamo arrivati. A me appartenevano gli assoluti, fuori o dentro, sempre o mai. Li rivoglio.
Ho bisogno di un silenzio che duri, senza intermittenze. Il quasi è ugualmente troppo per me. Quasi tutto, quello va bene, ma quasi niente finisce per essere comunque troppo per non essere importante. Silenzio, allora. Però sempre.
Cose che durino. Sempre, per sempre o mai, mai, mai. Aiutami.
Ho visto Elisa stasera, era vicino a me tanto così ma poi sono salita in macchina e parlando al telefono con V. ho scoperto che ero senza voce –la stanchezza. Senza voce ma pensando affanculo il relativismo, vaffanculo! e pensando ma com’è che a Milano c’è traffico anche alle undici e mezza di sera di un martedì mi sono messa a gridare, a gridare senza pensare al come o alle parole, ma che non me ne importava di nient’altro, sopra gli ostacoli del cuore e mi sembrava molto più vicina, più vera, così, Elisa. Io. Ci sono persone che esistono solo per noi.
07/12/2006
Utilizzi
Che cosa abbiamo dimenticato? Che cosa?
Quando piangiamo. Quando
siamo a pezzi. Quando
il sole non ce la fa più
a darci consolo? Che cosa si è
da noi scancellato? Quale
semplice formula? Che parola, che cifra?
(…)
Vedi? Siamo solamente umani, solo terrestri,
veniamo partoriti solo in parte
e dentro un lungo grido. Facendo
piccoli pezzi mandiamo giù il finito
a morsi a sorsi a dosi molto piccole.
Ci serve denaro e
versamento di sangue. Confini, nomi
servono per ogni minimo stato. Poi
porte muri cancelli muraglie dogane
bastioni, muri e muri, per il dentro
e il fuori, per il qui e il lì, perché
tutto sia a misura del respiro, creduto
vero, in quella sua piccola taglia
di fiato.
Ci serve
il nome per non restare sgomenti
ci serve il principio e la fine di tutto
ci servono i pezzi i nomi dei colori
l’andata e il ritorno, il sì e il no
lo sparo e l’urlo.
(…)
Sorgi, amico mio. Abbi cura del mondo
come fosse tua casa
e godi quel suo giocondo
essere pieno di tremenda vita.
Sorgi. Guarisci la ferita.
[Da Paesaggio con fratello rotto-Fango che diventa luce, di M. Gualtieri]
Io non mi stancherei mai di camminare, per le strade di una città. Ancor più se questa è Milano. Credo sia il motivo principale per cui ho deciso di venire a viverci. Per poterci camminare sempre. Ieri ho pensato che è davvero un peccato non poterlo fare con i moon boots. Con i moon boots potrei farlo davvero per ore senza provare mai fatica. Non capisco perché non si possano usare in città. Io potrei usare solo quelli. Mi andrebbero benissimo. Se lo leggesse D. mi direbbe che è un’altra reminiscenza della vita su Urano.
Io, mentre cammino, parlo sempre tra me e me, penso parlandomi. La maggior parte delle volte questo non richede l’intervento delle corde vocali, ma non sempre. Mi sto piuttosto simpatica, quando parlo tra me e me. Credo di tratti di brevi monologhi sarcastici o frutto di un’autoironia isterica che ogni tanto mi fa scoppiare a ridere. Da sola, ovviamente. Mi chiedo come devo sembrare dall’esterno, mentre cammino spedita quasi saltellando, cercando di non ridere.
Mentre cammino, in questi giorni penso che ogni anno che passa, se è possibile il Natale perde ulteriormente di senso, per me. Non riesco a ritrovarlo, lo vorrei. Però le lucette. Odio questa incoerenza, ma le lucette quella cosa lì ce l’hanno sempre, a prescindere. Quello struggimento. La sensazione di essere avvolti in qualcosa e di essere così felice e infelice allo stesso tempo. Penso che sarei felice se riuscissi a capire come Alanis Morissette può emettere quel suono, quel cry graffiato alla fine di Your house. Se riuscissi a riprodurlo. Credo fortemente alla vera realizzazione di sé in queste cose. Ce ne sono davvero molte di più importanti? Che d’ora in poi verdò di essere intrattabile, con chi quasi riesce a convincerti di aver ragione quando, cazzo, ha torto. A D., il bambino che seguo a scuola, che mi ha detto improvvisamente “… Volevo sapere se aspetti un bambino.” e che poi, quando gli ho chiesto “Ma chi sei tu?! Una ciliegina??”, mi ha risposto impassibile “Vorrei essere un pollo arrosto”. A lui quando dice “La mente è un mio amico!”. E che adesso gli voglio bene.
Penso alle poesie della Gualtieri e che forse io, in un testo, in una rappresentazione, un’immagine, alla faccia del metodo scientifico, in fondo cerco sempre le stesse cose. Penso a te, al giallo che tu mi fai vedere nelle cose.
Osservando l’immagine che ritrae Audrey Hepburn e Gregory Peck nel momento prima di baciarsi in Vacanze Romane, e constatando che mi sembra di averla vista finora solo di sfuggita, mi rendo conto di quanto anche il mese di novembre sia passato velocemente, e del fatto che è già ora di comprare, rinunciando a quello dell’avvento con i cioccolatini dietro ai numeri dei giorni, almeno un nuovo calendario di Audrey Hepburn.
Una sera, non molto tempo prima della sua morte, mamma mi aveva detto: -Marek, cerca di non morire inutilizzato.
- Che significa?- avevo domandato.
- Le persone vanno usate, altrimenti vivono per niente. Non devono restare vuote, capisci?
[M. van der Jagt-Storia della mia calvizie]