05/06/2004

Di mio nonno

Quand'ero piccola, fino all'età di dieci anni, avevo un nonno. Si chiamava Pietro. Mia nonna lo
chiamava Pirèt, io nonno Peppo. Ché poi la coppia di nonni nel suo insieme si chiamava nonni
peppi. Mio nonno era una persona pulita, solida e buona.
Mio nonno quando è andato in guerra teneva con sé uno scoiattolo, e gli dava da mangiare
la marmellata. Lui la marmellata la faceva. Faceva anche i succhi, alle more, alle pesche e alle
albicocche. Avevamo questi piccoli vasetti di vetro con dentro una densa passata di frutta,
che faceva bene. A me piacevano quelli alla pesca.
Mio nonno mia ha insegnato una canzone che si chiama Angelita e parla di una bambina trovata
dai soldati ad Anzio, sola sulla spiaggia, durante la seconda guerra mondiale. Mentre i soldati
portano Angelita in città con loro, le esplode una granata accanto, uccidendo solo lei, tra tutti
i soldati illesi.
Angelita di AnzioLa canzone dice che Angelita aveva uno sguardo di mare, e nei suoi occhi
c'erano le favole. Dice che nella sua mano stringeva quattro conchiglie piene
di sabbia. Io ogni volta che la ascolto torno all'essenza di me stessa, di me
stessa quando ero piccola, alle mie radici, e mi viene sempre da piangere.
Perché mi manca mio nonno. P
erché penso che con lui sarebbe diverso. Sono
sicura
che tante cose sarebbero state diverse se ci fosse stato lui. Più serene,
più belle, più equilibrate, più pulite. Una famiglia ha bisogno di trovare un punto
di riferimento nelle persone più anziane e che possiedono degi strumenti sani,
per vivere. Mio nonno li aveva, ché era una persona integra e con dei valori
semplici e forti.
Stanotte l'ho sognato. Ho sognato che vivevo in una grande casa con tutta la famiglia allargata,
anche con i parenti della romagna, che sono i suoi.
Noi sapevamo che lui non c'era. Ma aspettavamo, speravamo che tornasse, in qualche modo.
Ed è tornato. Veniva dalla campagna. Un giorno è comparso sulla porta di casa.
Io gli sono saltata al collo, l'ho abbracciato, felice, piangendo e dicendo finalmente, nonno..
Ma lui era fragile, gli occhi stanchi, come svuotati. Dopo poco se n'è andato di nuovo. Da lì,
l'attesa di un suo ritorno definitivo. Un giorno che eravamo tutti riuniti a pranzo, nel pergolato,
è riapparso. Era come se lui subisse le nostra felicità nel rivederlo. Non poteva reagire come
una persona nel pieno delle sue facoltà. Non era veramente lui. E' stato un sogno triste.
Lui è nell'aria intorno a me.

di Irene| 05/06/2004
Invia ad un amico
10 Commenti