Roma. Domenica 18-Lunedì 19 luglio
E poi la pazzia. E poi risate e piedi neri di strada. Di Roma. Senza più niente. Niente da volere, niente da perdere. Bagaglio leggerissimo, caldo, nessun limite razionale.
Risate. Euforia e stanchezza. Follia. Aiu-tooo, come Francesca Neri in Pensavo fosse amore invece era un calesse.
Di un mercato finito consumato desolato apocalittico. Di strade perse.
Di un pranzo senza soldi in tasca nel bar delle arance in piazza di S. Maria in Trastevere, con Robbie Williams in un orecchio e un tipo con gli occhi chiusi e la chitarra che canta lallalla dudduddu daddada nell’altro, che non è bello.
Di un gelataio a cui chiedere, che proprio non ricordiamo, cosa sono le grattachecche. O a cui chiedere tutto, a cui dire tutto. Scusi, proprio non ricordiamo, lei per caso sa cos’è l’amore? No perché qui è appena finita una storia che..
Di una collanina con mille colori per ricordare. Per essere duri, anche, forse, un po’.
Di una cover rossa per il cellulare comprata in una bancarella (“che quelli ti guardano già con l’aria di chi ti sta fregando”) e una corsa di occhi sbarrati per cercare un angolo in cui sedersi immediatamente per inserirla e G. che ride e dice “guardi quei vasi come quando devi mangiare dei gatti, che li guardi e vedi già i polli arrosto”.
Di una panchina a trastevere e noi due sedute con lo sguardo perso, lottando per non svenire, dietro la voce di un prete che recitava una messa, vicino un mucchietto di gomme perse nella borsa e una bottiglietta di thé vuota. Poi lasciati lì, ché ci vuole un po’ di coerenza.
Di una bottiglietta attaccata alla colonna della metro con una gomma, poi caduta, ma solo alla fine.
Di una ragazzina invece grande con gli occhi scuri e le ciglia sottili, che somiglia a Frieda Kahalo e ti porta, tu viaggiatrice stremata e stracciona, in una appartamento pieno di finestre e luce e libri ai Parioli. Accogliente.
Di Roma la sera, la bellezza, i Sanpietrini, le luci gialle intorno, il senso di surreale dentro.
Di un viaggio infinito e sudante in tram e di una discussione popolare-occhi grandi per guardare-tra una signora grassa e sguaiata e vissuta e un signore anziano e barbuto un po’ artista un po’ barbone, con una bambola spezzata nella borsa, da rincontrare poi in un mercatino vivo e bagnato. Lui che sorride e dice “ancora voi” e ci racconta un frammento della sua vita-occhi grandi-prima di mandarci a mangiare al ponentino, di Trastevere. Noi ora dobbiamo andarci perché gliel’abbiamo detto... Pasta alla Gricia buonissima e caldo bollente.
Di G. che per fare la figa sale con un salto sul muretto di recinzione del Pantheon per evitare un autobus e poi seria “Sono stata per morire, eh? Stavo morendo, eh? Morta sul Pantheon”.
Un vicino di treno fascistone, occhi vitrei e socchiusi, un dito medio fatto e sgamato, un amore che sta nascendo davanti ai nostri occhi, il servizio del pulitore viaggiante, una coppia perfetta, capelli sporchi e fotografie irrazionali, patatine dietetiche, sacchetti infilati tra i sedili, casino davanti a tutto il vagone, e risate risate risate.