30/08/2004

La Sicilia. Forse ma forse...


Voglio trovare un senso a questa voglia
anche se questa voglia un senso non ce l’ha...
Sai che cosa penso
che se non ha un senso
domani arriverà
domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento…


La Sicilia è di un colore giallo che riempie.
Riempie i sensi e la mente, non resta nient’altro
a cui pensare
nessuno spazio vuoto
nessun bisogno che va oltre
a quello che c’è
oltre a quello che vedi e che respiri.
La Sicilia è pura, è diretta, è ingenua
non filtrata.
Ma è un’imponenza che sovrasta

una storia al di là di quello che puoi comprendere.
a cui ti puoi affidare, da cui ti puoi far cullare.

Non ho respirato fuori

da quei colori, dalle strade, dalla pietra solida:
loro la responsabilità, il senso di tutto.
E’ la natura che sola dà forma
apre e limita
segna i confini del possibile
di quello che è vita e di quello che non serve.

In Sicila quasi mai si può vedere i confine tra mare e cielo
l’orizzonte.
L’azzurro mostra solo leggere sfumature alla vista.
Durante una delle prime lezioni di filosofia
il mio professore del liceo diceva che il confine non c’è
infatti spesso neanche lo si vede.
La Sicilia insegna questo.


In questa vacanza da sola
sola con la mia famiglia

avevo intenzione di prendermi del tempo
per riflettere, pensare, capire.
Invece l’unica cosa che ho capito
è che non è possibile farlo.

Io non riesco a pensare per capire
io non riesco ad imparare
a tirare le somme
a costruire strade, nuove vie, col pensiero.
Tempo fa, posta all’inizio di un articolo sul manifesto
c’era una frase:
Mai che venga il momento di sedersi sull’argine del fiume
e piangere
o ridere
.
Ed è così.
Io credo che i cambiamenti, la comprensione, gli sviluppi
avvengano sotto-pelle, sotto-coscienza, latentemente.
Io credo che noi siamo capaci di elaborare molto più di quanto crediamo
molto più rispetto a ciò di cui possiamo accorgerci.
Io non posso imparare stando seduta a riflettere.
Imparo camminando, vedendo, facendo delle cose.
Se mai imparo qualcosa.
Se non sono, come sembra, come onde che si infrangono
continuamente
ritmicamente
sulla riva
sempre uguali

insistenti.

In Sicilia mi sono riempita gli occhi e l’anima di bellezza.
Ho visto Noto, Taormina, Siracusa, Catania, la sabbia nera ed il paesaggio lunare dell’Etna.

Etna








Ma la cosa più bella che ho visto
la dolcezza, lo stupore più grande
è stato nel camminare per le strade di Acitrezza.
Acitrezza è commovente
è fragile nel suo essere senza difese
senza schermi di fronte all'evoluzione del mondo
quello che si chiama comunemente modernità.
Acitrezza è ancora il paese dei Malavoglia
un porto di pescatori, di gente di paese
radunata nella piccola piazza e in negozietti che contengono tutto
in pochi metri quadrati.
Gente pura, senza costruzioni superflue
così le case, così le barche colorate
semplici, "povere", ma di una "povertà" dolce,
poetica, bella.
Acitrezza sprigiona poesia, secondo me.
Da sola vale un viaggio in Sicilia.

Acitrezza












Ma forse Sally è proprio questo il senso.. il senso
del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire
alla fine un po’ male.


Sono stata anche sotto il leggendario Castagno dei Cento Cavalli
il
più vecchio d'Europa, esiste da 3000-4000 anni.
La cosa più importante di quest'albero
è che lì sotto passa le giornate, da 11 anni
un uomo, sui 35, che fa il volontario
come custode del millenario castagno.
Nessuno gli dice di farlo
il suo non è un ruolo ufficiale, nè tantomeno pagato,
ma lui sta lì.
Passa le giornate raccontando ai turisti la storia dell'albero
ripittura la ringhiera, pulisce il prato intorno.
Conosce ogni centimetro di quel tronco
e mostra alle persone figure di animali formate dalle incavature del legno
un orso, un leone, un coccodrillo e anche la faccia di e.t.
La sua vita gira unicamente intorno alla valorizzazione, come dice lui, del posto
e alle chiacchiere con i turisti.
Una vita che mi ha fatto pensare a un monologo di Novecento
Il protagonista dell'omonimo libro di Baricco.

"
Non e' quel che vidi che mi fermo. E' quello che non vidi.
Puoi capirlo fratello? E' quel che non vidi ...
lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne...
c'era tutto ma non c'era una fine.
Quel che non vidi e' dove finiva tutto quello, la fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Ti sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro.
Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita e' la musica che puoi suonare.
Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.
Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta,
e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti,
milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa e' la verità,
che non finiscono mai e quella tastiera e' infinita...
Se quella tastiera e' infinita, allora su quella tastiera non c'e' musica che puoi suonare.
Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello e' il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade.
Ce n'e' a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'e'.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla,
quell'enormità', solo a pensarla? A viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila per volta.
E di desideri ce n'erano anche qui,
ma non piu' di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella e' una nave troppo grande per me.
E' un viaggio troppo lungo. E' una donna troppo bella.
E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare.
Perdonatemi, ma io non scenderò.
Lasciatemi tornare indietro, per favore."


Ed un pensiero le passa per la testa
forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s'è salvato
forse davvero non è stato poi tutto sbagliato
forse era giusto così
forse ma forse ma si...

di Irene| 30/08/2004
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