A volte penso che forse sono una persona un po’ peggiore di quanto pensassi.
O forse soltanto meno integra, meno perfetta.
Forse solo umana, come è normale. Quello che è stano è che sembra che a cercare di seguire in modo, per quanto possibile, radicale e fedele i propri principi e rispettare i propri valori arriva un momento in cui si rischia di cadere dall’altra parte. Nel rigore meno fertile e traspirante.
E’ che in questo periodo mi sento veramente insopportabile. Per me stessa e per gli altri. Sono rigida, esigente e insofferente. Ogni sgarro al di fuori del selciato mi vede intollerante. Un selciato definito dal giusto e dallo sbagliato, quelli per quanto possibile universalmente riconosciuti e condivisi; dal criterio dell’attenzione e dalla delicatezza nelle proprie azioni; dal rispetto dei limiti della mia vulnerabilità, che in questo momento somiglia a quella che costringe una rosa ad avere un disperato bisogno delle sue spine.
E’ come fossi una sentinella rigorosamente, e fragilmente, e vulnerabilmente, ma anche duramente, intenta a difendere con tutte le forze una fortezza che definisca la mia persona e la mia strada.
Come se dovessi tenere lo sguardo fisso sulla linea conduttrice posizionata al centro di quella via per non perdermi in un altrimenti infinito e stordente piano privo di sicurezze e segnali di marcia.
La fedeltà nel seguire un principio di correttezza, degli affetti prioritari al di sopra di tutto, l’attenzione a non usare quel famoso martello che tratta tutto come chiodi, diventa, forse, esso stesso, un unico, forte e impietoso martello.
Forse semplicemente tutti i cambiamenti, non sempre positivi e spesso non facili da gestire o da accettare, avvenuti degli ultimi mesi per me sono troppo. Alcune delle persone che erano a me più vicine ed ora sono meno presenti del panettiere con cui litigo ogni mattina per il parcheggio della macchina, il lavoro, i meglio i lavori, nuove e a volte spaesanti responsabilità e autonomia, la difficoltà dei gestire la nuova vicinanza o nuove lontananze.
Forse dovrei rimettere in discussione un intero modo di pensare, allentare le briglie e riconsiderare la complessità con meno criterio e più benevolenza e accettazione, generalizzata e sovrana.
Non lo so.